Ricevere oggi il Premio Internazionale Rosario Livatino, dedicato alla memoria dei giudici Rosario Livatino, Antonino Saetta e Gaetano Costa, è per me un onore che mi attraversa il cuore. Un onore che pesa, che commuove, che responsabilizza. Perché chi riceve un premio dedicato a uomini così straordinari deve ricordare, ogni giorno, che la giustizia non è un valore astratto: è una scelta. Una scelta di vita.
In questi anni ho camminato, spesso in salita, per portare avanti un messaggio di verità, di coraggio e di legalità. Ho girato il mondo per raccontare la mia terra, quella bella, quella fatta di persone per bene. La Sicilia di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone, della Dottoressa Francesca Morvillo, del giudice Cesare Terranova. La Sicilia che non si arrende. La Sicilia che resiste. La Sicilia che sogna un futuro diverso.
Sono arrivata fino al Parlamento Europeo, a Bruxelles, per parlare ai giovani di legalità, di responsabilità, di memoria. E continuerò a farlo: a metà gennaio ripartirò per un tour europeo. Perché la lotta alla mafia, la lotta all’ingiustizia, non può fermarsi mai. Non conosce pause. Non conosce confini.
Nel mio percorso ho preso tante porte in faccia. Ho ricevuto minacce, pressioni, provocazioni. Hanno cercato di fermarmi, di bloccarmi, di impedirmi di realizzare progetti che toccavano temi scomodi: i suicidi nelle forze dell’ordine, le vittime del dovere, la corruzione e l’abuso di potere anche nelle forze dell'ordine. Ho pagato un prezzo, sì. Ma ogni volta ho trovato la forza di rialzarmi. E oggi posso dirlo con sincerità: quelle persone che hanno provato a spegnermi, che hanno tentato di ostacolarmi, non ci sono riuscite. Mi hanno solo resa più forte.
Questo premio lo dedico a loro. A chi ha provato a frenarmi, a chi ha provato a intimidirmi, perché senza saperlo hanno alimentato in me il coraggio. Lo dedico a chi non si è lasciato corrompere mai. A chi sa dire NO, anche davanti alla persona più potente, perché io l'ho fatto. Lo dedico a tutte le persone coraggiose che, come me, credono che la verità non sia trattabile. Che la dignità non sia negoziabile.
E lo dedico soprattutto ai giovani presenti in questa sala. A voi dico: difendete i vostri ideali. Nessuno, nessuno, può impedirvi di realizzare ciò in cui credete. Abbiate il coraggio di scegliere da che parte stare. Il giudice Paolo Borsellino diceva che “la rivoluzione si fa nella verità e non nella violenza”. E il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa ci ha lasciato una lezione immensa: “lo Stato siamo noi, quando facciamo il nostro dovere.” Non dimenticate mai queste parole.
E proprio a voi, ragazzi, voglio lasciare un pensiero che porto nel cuore. Un pensiero che non appartiene solo a chi indossa una divisa, ma a ogni essere umano che sceglie la strada della verità, del coraggio, dell’onestà.
Il Ministro Guido Crosetto, in un momento di profonda commozione per il nostro Paese, ha pronunciato una frase che sento profondamente mia:
“Il nome dei giusti, di chi è morto per la patria, è scritto nella roccia della memoria della Repubblica e viene onorato, ricordato, aggiungo per sempre”
Queste parole non parlano solo dei caduti.
Parlano di noi. Delle scelte che facciamo ogni giorno.
Del coraggio di essere giusti anche quando costa. Anche quando si è soli.
Per questo, a voi giovani, dico con tutto il cuore:
Siate roccia, non sabbia.
Siate coscienza, non rumore.
Siate luce, anche quando intorno a voi sembra tutto buio.
Lasciate che un giorno il vostro nome venga ricordato non per ciò che avete ottenuto, ma per ciò che avete difeso.
Ringrazio tutte le istituzioni e forze dell'ordine presenti, il Vescovo, il Comitato Spontaneo Antimafia, le famiglie Livatino, Saetta, Costa e il Ministero dell'Istruzione. Prometto che continuerò a lottare con la mia arte, con le mie parole, con il mio cinema. Perché la verità non può essere messa a tacere.
Grazie.
Con stima e affetto
La Regista Debora Scalzo
